Spezzare il pane per farsi pane, l'eucarestia secondo Ortensio

locandina ortensio locatelli

 

SPEZZARE IL PANE PER FARSI PANE
L'EUCARESTIA SECONDO ORTENSIO

VENERDÌ 24 FEBBRAIO 2023
ORE 21.00 - 22.30

La videoconferenza verrà trasmessa in diretta sulla piattaforma Zoom e in streaming su YouTube.

 

 PRESENTAZIONE DELL'INCONTRO

L'Eucarestia, nonostante tutti i fraintendimenti a cui è andata incontro, è con ragione, e deve rimanere tale, il centro, il cuore della chiesa della vita comunitaria.
Solo che non deve perdere, nel caso dovrebbe recuperarlo, il suo primo, vero, originario significato.
Quello inteso da Gesù nel proporla ai suoi discepoli quale invito, stimolo, a tenere desto, nel cuore e nella mente di quanti vogliono mettersi al suo seguito, il senso della sua e della loro missione,
che non si realizza nel mettere in scena quel complesso di riti, suoni e canti che riempiono le liturgie festive o feriali,
bensì nel tentativo di verificare fino a che punto si è in grado di mettere in gioco la propria vita per il bene materiale e spirituale dei propri simili.

Un programma veramente arduo, del tutto scomodo, una lezione sempre difficile ad apprendersi e più ancora a mettere in atto.
Le motivazioni per accettarla, condividerla nei fatti oltre che nelle parole, non sono poi tante.
A rigore ce n'è una sola, quella lasciata dal profeta Gesù di Nazaret.

Gesù dopo aver cenato prende un pane, lo divide e ne consegna un pezzo a ciascuno dei presenti, poi riempie una coppa di vino e la fa circolare tra di loro,
precisando che non si tratta di un ulteriore alimento, ma del suo corpo spezzato e del suo sangue che di lì a poco sarebbe fuoriuscito dal suo corpo.

Non era che un anticipata, plastica raffigurazione della morte a cui stava andando incontro, e che essi avrebbero dovuto continuare a ripetere
per tenere desto il senso e la ridondanza che la testimonianza del maestro avrebbe dovuto avere nella loro vita: “spezzarsi e versarsi” per il bene delle moltitudini come egli si era impegnato a fare.

Testi estratti dal libro di Ortensio da Spinetoli - L'INUTILE FARDELLO, L'insegnamento di uno straordinario teologo controcorrente - Chiarelettere 2017

 

Sarà don Luciano Locatelli, che ha conosciuto Ortensio e si è formato alla sua scuola presso la Facoltà teologica di Fermo (AP), riconoscendolo come proprio 'maestro', a condurci nell'approfondimento di questa straordinaria tematica, di fondamentale importanza per le comunità dei discepoli di Gesù.

ISTRUZIONI PER IL COLLEGAMENTO


Per partecipare alla serata è necessario iscriversi (gratuitamente) al seguente link:

https://us02web.zoom.us/meeting/register/tZYqdOqqqD4jGNdDrxVg7S_Szh7xekHW6t_k

Effettuata e verificata l’iscrizione riceverai via mail un altro link con cui potrai collegarti a Zoom la sera dell’Incontro (si consiglia di collegarsi su Zoom alle 20.45, 15 minuti prima dell'inizio).

È possibile seguire la diretta sia su PC (tramite browser o installando l'App Zoom.us) sia su smartphone (installando l'app Zoom Cloud Meetings, per Android, o per Apple). La stanza accoglie fino a 97 partecipanti.

Chi non potesse utilizzare Zoom può comunque seguire l'incontro sul canale YouTube dell'Associazione:

https://www.youtube.com/c/LiberareLuomo

Eventuali domande ai relatori possono essere inviate tramite la chat di Zoom o la chat di YouTube.

La partecipazione è libera, non è prevista nessuna iscrizione. Per un contatto o per eventuali problemi e/o chiarimenti è gradita una email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

LUCIANO LOCATELLI

Don Luciano Locatelli, nato il 12 agosto 1963, da una famiglia operaia con mamma Anna (operaia nel tessile), papà Silvio (metalmeccanico), io e mia sorella Laura.
Sono entrato in seminario nel 1976 e ridotto allo stato "pretale" l'8 ottobre 1988, dopo aver compiuto gli studi presso la Facoltà teologica di Fermo (AP).
Nel 1990-91, dopo un anno di studio a Bruxelles, presso l'Istituto dei Gesuiti "Lumen Vitae", sono partito per dieci anni in Africa, con la Congregazione dei Sacramentini (di cui facevo parte), in Congo-Kinshasa (4 anni all'interno e 6 in capitale, fino alla cosiddetta guerra di liberazione, vissuta fino in fondo, tra Mobutu e Kabila).
Al rientro in Italia (per obbedienza, altrimenti starei ancora laggiù) sono entrato a far parte del clero (non sufficientemente "clorato") della Diocesi di Bergamo.
Dopo un decennio come parroco in un piccolo paese della Valle Brembana, ho lavorato un anno a Caserta alla riapertura del Centro di Accoglienza "Tenda di Abramo", mensa e dormitorio per senza fissa dimora.
Attualmente svolgo il mio servizio in Caritas Diocesana di Bergamo (considerato che ho detto al mio vescovo che non intendevo più fare accanimento terapeutico con le Parrocchie…), come operatore del Centro di Primo Ascolto, immerso nelle povertà e negli "scarti" che allegramente e inconsciamente continuiamo a produrre come società (per azioni) del benessere.
Insieme a tutto questo vivo la storia quotidiana di Casa don Bepo e Casa Raphael, due strutture che si occupano di persone con problematiche connesse alla sindrome HIV-AIDS, oltre che essere presente in
"Amoris Laetitia", un centro residenziale che offre uno spazio calorosamente umano per minori terminali (confesso che è la parte più dura del mio servizio).
In settimana inizio la giornata con la celebrazione presso una casa di riposo per Suore anziane (che mi hanno scelto, con loro grave pericolo, come "predicatore" per esercizi e ritiri mensili).
La domenica vivo l'Eucaristia presso un centro che ospita disabili e autistici gravi (e vi assicuro che la celebrazione è davvero festa!).
Nel frattempo ho partecipato alla pubblicazione della traduzione e commento ai Vangeli secondo Marco, Luca e Matteo (che uscirà quest'anno), oltre che a vari interventi in Convegni, incontri e via discorrendo.
Il lunedì sera mi trovo con il "Popolo della Senape" per una serata biblica (da sei anni, ogni lunedì).
Eccomi qua, più o meno.

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